La rubrica – Dietro l’angolo
A Milano si trova un edificio che nei secoli si è trasformato da centro ospedaliero a sede accademica: la Ca’ Granda, oggi Università degli Studi di Milano. L’Ospedale Maggiore di Milano, noto anche come Ca’ Granda, fu fondato nel 1456 grazie al duca Francesco Sforza e della moglie Bianca Maria Visconti. Per la progettazione fu incaricato l’architetto Antonio Averlino, detto Filarete, che concepì l’edificio per accogliere e curare i malati della città.
Benefattori e ritratti
L’opera fu finanziata dalle donazioni dei cittadini e per questo venne istituita una particolare usanza: i benefattori più generosi venivano ritratti in dipinti esposti nei corridoi della struttura. Nel 1810 la tradizione divenne ufficiale con un preciso tariffario: 40mila lire per un ritratto a mezzo busto e più di 80mila lire per un ritratto intero.
Le bizzarre cure del passato
Le conoscenze mediche del tempo erano rudimentali e i trattamenti a cui venivano sottoposti i pazienti erano spesso inefficaci. La terapia per gli epilettici, per esempio, consisteva nell’immersione in bagni di olio caldo, con esiti a volte tragici; nel 1713 un sacerdote morì dopo essere stato immerso in olio troppo bollente.I farmaci somministrati non erano da meno: per la tosse si consigliava latte di giraffa, per l’epilessia polvere di cranio umano, mentre per la calvizie si spalmava grasso di orso sulla testa. Persino i barbieri eseguivano operazioni di piccola chirurgia, come la rimozione delle ernie, con esiti tutt’altro che rassicuranti.
Il ‘tumore’ che era un bambino
Uno degli aneddoti più curiosi legati alla Ca’ Granda riguarda il Luigi Mangiagalli (1849-1928), medico e ostetrico milanese. Un giorno diagnosticò un tumore benigno a una donna non più ritenuta fertile ma, dopo qualche mese, la paziente partorì un bambino. L’errore fece il giro della città tanto che un giornalista scrisse ‘Scior dottor, l’è on fioeu o l’è un tümor?’ Signor dottore, è un figlio o un tumore?
In uno dei chiostri dell’Università si può notare una struttura rivestita da un tetto in plexiglass. Si tratta dell’antica ghiacciaia, usata per conservare alimenti e medicinali prima dell’invenzione dei frigoriferi. La neve e il ghiaccio venivano accumulati all’interno su un letto di paglia, creando un ambiente a temperatura costante.
L’Archivio storico e il misterioso armadio inaccessibile
Sul lato dell’edificio che si affaccia su via Sforza si trova l’Archivio storico della Ca’ Granda, dove sono conservati documenti e strumenti medici d’epoca. Tra questi, una lapide celebra il medico Luigi Sacco (1769-1836), pioniere nella diffusione del vaccino contro il vaiolo in Italia. Ma l’elemento più enigmatico dell’archivio è un armadio in metallo con due maniglie che girano a vuoto e nessuna serratura visibile. Solo pochi archivisti conoscono il segreto per aprirlo, ma non lo hanno mai voluto rivelare.
‘Dietro l’angolo’ è la rubrica de Il Gazzettino Metropolitano che racconta storie, curiosità e segreti nascosti di Milano e del suo hinterland, per scoprire angoli insoliti della città.